Medea delle case popolari

Medea delle case popolari

Medea delle case popolari… ha perso il centro

Medea delle case popolari è una donna come come tante donne, come tanti uomini. Come me, come Medea, lascia la sua casa natia, la sua terra conosciuta, il suo quartiere di Milano spinta dal violento, istintivo e forte bisogno  di una vita diversa. Dal desiderio, di un cambiamento, di una nuova luce, di una nuova  vita  in centro, di una vita al Centro. Viaggia  attraverso la speranza di trasformare con una nuova luce lei, la sua famiglia, di realizzarsi con il suo lavoro ricevendo la chiamata dal “Centro”: 

Rossella Raimondi in Medea delle case popolari ha perso il centro

Rossella Raimondi in Medea delle case popolari ha perso il centro

” dicono ne basti uno solo in una famiglia per cambiare

Passato Presente Futuro di tutta la famiglia..”

 

Viaggiando questa donna, come me, come Medea delle case popolari, si ritrova, senza capire come, in una Città che non riconosce più, in un luogo che non riconosce più come speranza.  Lei voleva solo vivere in Centro e fare l’ attrice in centro dove tutto è bello e illuminato, si ritrova invece nel buio di questo condominio con 33 etnie. Così diverso da come lo aveva sognato, dove tutti, tranne lei, mantengono forti e in luce le loro usanze e tradizioni;  dove  forse a nessuno interessa la sua Arte che solo in centro avrebbe potuto  avere un senso e una bellezza.

Donna come me

Così questa donna, come me, come Medea delle case popolari si sente la più straniera tra  stranieri, spezzettata, priva di un centro, della sua Arte, della sua luce, al buio, partecipante forzata di una grande festa condominiale senza essere invitata e senza prenderne in realtà parte. Decide quindi stanca, di preservare la sua luce, il suo brillare, erigendo un muro altissimo, il più alto del mondo, proprio nel suo appartamento, decide di murarsi viva per  brillare, purificarsi, ripulirsi dalla contaminazione della periferia in attesa della chiamata risolutrice dal “Centro”, decide di non far entrare più nulla che non sia Centro. Per sapere se reggerà o meno un muro di cemento armato in una casa dai muri di cartone e se l’idea sarà vincente dovrà passare almeno una notte, ed è in questa notte che forse Medea  ritroverà e rimetterà insieme tutti i suoi pezzi lasciando tutte le sue certezze.

 

Note di Regia

Il testo di partenza è Medea, non solo di Euripide e di Seneca, ma soprattutto di Alvaro e della Wolf.

Mi sono anche ispirata a Pennac – “Sig. Malausenne”  e all’ “Analisi del Main kampf di  Vincenzo Pinto.

Il percorso nasce in seno al Teatro degli Incontri, gruppo di Teatro di Cittadinanza guidato dal Drammaturgo Gigi Gherzi di cui faccio parte da diversi anni 

Il  Progetto è un progetto  ampio, iniziato portando la Tragedia Greca in quella che noi abbiamo individuato come Città Fragile, a Milano e non solo.

Abbiamo quindi viaggiato nella Città Fragile, per la Città Fragile grazie ad Antigone, Medea, Prometeo; e abbiamo incontrato , traghettati dalla Tragedia Greca, gli Abitanti di questa Città Fragile. 

Non li abbiamo incontrati nella “Milano da Bere”,  li abbiamo incontrati  nella Milano dei Rifugiati, dei Migranti, dei minori Migranti di seconda e terza generazione, dei senza Tetto, dei Ragazzi della Casa-Famiglia, delle Case Popolari ad alto rischio,  di chi noi sentiamo più fragile e anche del panettiere e dei vicini di casa, come nella mia Medea, e qualcuno anche nella Milano da Bere!

La “mia” Medea delle case popolari nasce dopo un incontro e uno scambio teatrale, oltre che umano, con queste realtà.

Esplora e si domanda in un senso molto più ampio, ma anche più intimo, cosa significhi essere straniero oggi, quando e perché ci si sente straniero e il legame con la paura, perchè si può essere  stranieri anche nella propria città, nel proprio condominio, nella propria famiglia.